Formazione dei giovani ed ingresso sul mercato del lavoroL’organizzazione e la strutturazione della società odierna favorisce, anche per l’estensione e l’applicazione delle tecnologie alla vita quotidiana, un apprendimento che accompagna l’individuo lungo tutto l’arco della vita, fornendo continue occasioni e opportunità per acquisire nuove competenze o ampliare e rafforzare quelle possedute. Di ciò risente, indubbiamente, anche la formazione dei giovani, che non è più necessariamente e strettamente legata ai percorsi scolastici: ai segmenti di formazione strutturata si affiancano infatti, numerosi momenti di formazione informale che consentono l’acquisizione di conoscenze e competenze svariate che spaziano dall’ambito delle competenze di base a quelle professionali e sicuramente consentono l’implementazione e il rafforzamento di competenze trasversali. A tale proposito è opportuno intendersi sul significato delle competenze sopra richiamate: Per competenze di base si intendono quelle competenze consensualmente riconosciute quali nuovi diritti di cittadinanza nel mercato del lavoro e nella società, veri e propri requisiti per “l’occupabilità e lo sviluppo professionale” (es. saper leggere, scrivere e far di conto in una società complessa e globale: informatica, lingua straniera ecc.). La maggior parte di queste competenze si acquisisce nei tradizionali percorsi scolastici; Per competenze professionali si intendono quelle specifiche competenze legate a scopi e tecniche operative proprie delle attività relative a determinate funzioni o processi lavorativi; - Per competenze trasversali si intendono quelle caratteristiche e modalità di funzionamento individuale che entrano in gioco quando un soggetto si attiva a fronte di una richiesta dell’ambiente organizzativo e che sono essenziali al fine di produrre un comportamento professionale che trasformi un sapere in una prestazione lavorativa efficace (saper fare). Sono quindi competenze che si sviluppano attraverso situazioni concrete, in contesti e circostanze ben precise. (abilità di diagnosi, di comunicazione, di decisione, di problem solving ecc.). Nell’acquisizione delle stesse, quindi, giocano un ruolo determinante anche circostanze esterne ai normali percorsi scolastici.
Formale ed Informale Ovviamente, mentre il sapere che si acquisisce nel sistema tradizionale d’istruzione, definito formazione formale, è di facile individuazione, per quanto attiene agli obiettivi che consente di raggiungere e alla declinazione delle conoscenze e competenze che trasmette, l’apprendimento che ha luogo in contesti esterni a tale sistema, detto informale, presenta contenuti più sfumati e risulta pertanto, ben più difficile da individuare e valutare. Studi, considerazioni e riflessioni degli ultimi anni sulla formazione dei giovani, la constatazione del crescente fenomeno delle loro uscite e rientri nei percorsi istituzionali, fanno emergere con chiarezza il peso significativo che l’apprendimento informale ha nello sviluppo delle competenze, a tutti gli effetti. È sempre più sentita quindi, l’esigenza di rendere visibile e corretta questa componente della formazione, tanto che, nell’ultimo decennio la maggior parte degli stati membri dell’Unione Europea, nella consapevolezza dell’importanza dell’apprendimento che avviene al di fuori e in aggiunta ai canali di istruzione e formazione ufficiali, ha portato avanti un gran numero di iniziative a carattere politico e pratico, spostando il problema dallo stadio sperimentale ad uno stadio quasi attuativo. Ma siamo solo all’inizio dello sviluppo di modelli consolidati socialmente, condivisi e istituzionalizzati e in ogni caso, tali iniziative riguardano, al momento, un target di riferimento che è quello di una popolazione adulta, lavoratori e disoccupati, in cerca di un rientro nel mondo del lavoro. Niente o molto poco, si è fatto finora in riferimento ai giovani in età scolare. 
Uno sguardo all'EuropaIl percorso di approfondimento del tema delle competenze in ambito europeo ha ormai una storia significativa, sia in termini cronologici che contenutistici. L’Europa ha iniziato nel 1989 ad affrontare il problema della certificazione delle competenze a partire dai meccanismi di mutuo riconoscimento tra Paesi membri delle attestazioni di qualifiche professionali rilasciate, al fine di incentivare la mobilità di persone, studenti e lavoratori. Viene da allora sviluppata un’accezione di mobilità delle risorse umane europee che enfatizza non solo e non tanto la mobilità fisica e geografica delle persone, quanto la leggibilità e la trasferibilità delle competenze possedute, le quali vengono considerate come il capitale distintivo dell’EU nel quadro del paradigma “dell’Europa delle conoscenze”. La gestione delle competenze viene quindi riconosciuta come una dei fattori principali su cui investire per fare dell’Unione europea la “Società della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”[1]. Dal Consiglio di Lisbona, in particolare, si attiva il nesso strategico tra occupabilità degli individui, apprendimento permanente, sviluppo economico armonico e sostenibile. In tale quadro di riferimento, il concetto di competenza viene collegato sia ad una dimensione di sistema, ponendolo al centro dei processi di innovazione ed integrazione tra sistemi educativi e formativi, sia ad una dimensione individuale che riguarda il processo soggettivo di acquisizione di competenze nei diversi contesti di apprendimento formali, informali e non formali. Il perseguimento di una tale strategia presuppone tuttavia la riconoscibilità, valutabilità e certificabilità delle competenze attraverso criteri oggettivi e strumenti condivisi.
Direttive dell'Unione EuropeaA tal fine, attraverso tre successive direttive (D. CEE 89/48; D. CEE 92/51; D. CEE 99/42), l’Unione è arrivata a definire tre principi fondamentali: - La reciproca fiducia tra sistemi formativi - educativi dei paesi membri;
- I meccanismi di riconoscimento interpretati nel modo più favorevole alla persona;
- Le attestazioni di competenza rilasciabili in seguito ad un “apprezzamento delle qualità personali, delle attitudini o delle conoscenze del richiedente da parte di un’autorità, senza preventiva formazione”.
ObiettiviQuesti documenti sanciscono il principio di valorizzazione e capitalizzazione delle competenze di un soggetto, competenze comunque e dovunque acquisite che devono essere opportunamente validate e certificate per costruire un credito spendibile. Tali principi sono stati affrontati in primo luogo nel Libro bianco su istruzione e formazione (Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva) del 1995, dove si afferma l’importanza dell’individuazione, in tutti i Paesi europei, di “competenze chiave” e di strumenti per acquisirle, valutarle, certificarle, puntando l’attenzione sull’importanza di “mettere in atto un processo europeo in grado di confrontare e diffondere tali definizioni, metodi, pratiche”[1]. L’obiettivo da raggiungere: la realizzazione di un sistema di accreditamento delle competenze al fine del riconoscimento formale, per ogni individuo, del proprio patrimonio di competenze e conoscenze.
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